mercoledì 9 settembre 2009

Festival del Cinema di Venezia, oppure Festa dell'Unità?


Mai un Festival di Venezia fu così politicizzato, a senso unico. In questi giorni addirittura manifestazione con bandiere rosse da parte dei comunisti nostrani all'arrivo del dittatore comunista Hugo Chavez. Lo stesso che si distingue a livello internazionale per la violazione dei diritti umani. Sinistra comunista penosa...
Vorrebbe esportare questo modello in Italia...Patetici.

Oggi è il turno di Michele Placido con "Il grande Sogno":Costruita su numerosi flashback e di natura fortemente personale,e politico, la pellicola ci mostra un protagonista, Nicola, che arriva a Roma alla fine degli anni '60 perché vuole frequentare l'accademia di arte drammatica e per mantenersi si arruola nella polizia e viene coinvolto negli scontri con gli studenti. È il primo marzo del 1968.
Per fortuna molti si svegliarono presto dal "sogno" sessantottino...
L’intellighenzia, o presunta tale, evidentemente continua a stare senza alcun dubbio da una parte sola. A sinistra.
Altro che libertà di stampa e piagnistei vari...

Salvatore Valerio

sabato 5 settembre 2009

Foggia:ma cosa succede in piazzetta (Piazza Cattedrale) ?


«Ue’ vecchjarì, vine qua’ che fazz vede’ eje» riferito all’uomo più anziano di due coppie adulte che passeggiavano (ore 23.15 dell’altro ieri sera) sull’isola pedonale di corso Vittorio Emanuele.

L’uomo prova a rispondere, disorientato di fronte a tanta (gratuita) volgarità.

E allora i bulli incalzano: «Che dej, tamma’ palià proprje allore». Pochi metri più in là, sul gradino della libreria Dante in via Cesare Battisti.

Una donna inciampa col passeggino sul piede di due ragazzi (ore 23.35 dello stesso giorno), due ragazzi che non sono in sosta relax ma si stanno tranquillamente bucando nel centro della città.

E le ronde? Ci sono eccome, ma non sono quelle miste polizia-esercito ma quelle dei bulletti (non oltre quindici anni) che sembrano essere diventati i nuovi padroni di una città che in realtà non comanda, non controlla e non governa nessuno. Una Blade runnerinattesa, incontrollabile. E sinceramente insopportabile.

A 10 GIORNI DAL DELITTO -A dieci giorni dall’omicidio di Angelo De Rosa (accoltellato in piazza del Lago per una discussione esplosa per una banalità sconcertante) la Gazzetta è andata a verificare cos’è cambiato, cos’è successo e come ha reagito il salotto buono della città.

Che ingenui: nessuna reazione, nessun sentimento. Nulla. Il centro è passato in soli dieci anni (dal boom indiscriminato di locali datato 1999 all’omicidio dello scorso 25 agosto) da salotto a giungla senza riferimenti, da punto di elite a zona off limits.

Come se fosse una qualsiasi periferia degradata e sottosviluppata, con l’aggravante - a questo punto storica, visti gli innumerevoli tentativi di raddrizzare il fallimento in corso d’opera - di avere generato un mostro con moltissime teste.

Ma di soluzioni vere e soprattutto di segnali di miglioramento... non se ne sono mai mvisti.

IL FALLIMENTO DEI CIV -E’ sotto gli occhi di tutti ad esempio il fallimento di quel che avrebbero potuto e non hanno fatto i Civ, dalle insegne e gli arredi dei locali tutti uguali al rompete le righe generale che ha dato il via alla più grossolana deregulation urbanistica degli ultimi anni.

Un esempio emblematico del fatto che il centro è terra di nessuno è rappresentato dall’imbarazzante totem informatico piantato sotto il Comune almeno 5 anni fa, doveva servire per dare informazioni ai turisti (quali?) ma non è mai entrato in funzione.

Un orrendo oggetto d’arredo per di più senza funzione, sotto Palazzo di città e nessuno dice niente.

Ma andando oltre si potrebbe estendere l’inda - gine a come si è ridotta piazza dei Martiri triestini, da punto d’orgoglio a parcheggio di abusivi che consentono la sosta delle auto fin dentro le pizzerie (perché mangiare odorando gasolio è privilegio per pochi, solo per foggiani veri).

ASSOLUTA IMPOTENZA -Quel che ci è parso molto chiaro durante questa ricognizione notturna nella «piazzetta», o meglio in quel che resta della piazzetta, è stato l’assoluto senso di impotenza.

Tutti fanno quel che vogliono, tutti si comportano come vogliono.
«Eue’ Giuvà, u motorine ndo’ le mjse?»e a domanda risponde. «Sotto o’ Comu’n». Ma naturalmente si poteva fare meglio. «Efesse’ fine e là, eje haggje mese sotto a cattedrel, va vau piggje e purtel a qua... chi cazz tadda dice nind».

Sotto a «cattedrel» significherebbe sotto l’ingresso della chiesa madre, con le ruote sul bianco appena rifatto delle mura romaniche. Che dire? Nulla, appunto. Se non che tutto questo - dialoghi surreali compresi - avviene senza il briciolo di un poliziotto, di un carabiniere, di una ronda seppur in versione ridotta che per sbaglio si trova in centro.

Dell’altro giorno l’annuncio (evidentemente imprudente) delle istituzioni: «Mai tanti controlli come in questi giorni!». Possiamo assicurare che non è così, che durante la nostra ispezione (compiuta, lo ribadiamo, giovedì notte tra le 22 e 23.50) non si è vista nemmeno l’ombra di un rappresentate delle forze dell’ordine.

Per non parlare dei vigili urbani, che lusso vederli in giro a quell’ora. Ecco come si sono sovvertiti i valori, ecco come il centro è divenuto meno sicuro di quello che era il temutissimo Cep (oggi zona rispettabile in confronto a via Duomo e piazza Lago).

A frequentare la «piazzetta» in questi giorni ci si meraviglia che il delitto De Rosa sia avvenuto solo adesso, ci si meraviglia di come mai una tragedia simile abbia suscitato tanto clamore. Era del tutto prevedibile.
da La Gazzetta del Mezzogiorno

sabato 29 agosto 2009

Eureka! Il Ministro Giulio Tremonti "scopre" la socializzazzione e la partecipazione degli utili delle imprese da parte dei lavoratori.


In un contesto economico di crisi dove il welfare è in rovina, le banche falliscono,lo spettro del licenziamento è sempre più realistico, urge rivedere
le regole di un mercato che, sregolato e senza freni, ha collassato su se stesso. Come il comunismo, anche il capitalismo, datosi per vinto, è scoppiato, vittima delle sue stesse contraddizioni, prigioniero della sua libertà. Molto fittizia più che reale. Al meeting di Comunione e Liberazione Giulio Tremonti bacchetta "gli stregoni delle banche" ed elogia gli operai della Innse considerandoli degli eroi.
E a riguardo delle politiche sociali fa riferimento alla "compartecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese che sarebbe fattibile grazie ad un patto con gli imprenditori". In verità qualche mese fa anche il Ministro Sacconi aveva detto:
"la sinistra Italiana è ancora vicina ai poteri forti e al relitto borghese sempre più parassitario e cialtrone,che è tra le cause dello sconquasso economico in atto." Facendo così strada al modello partecipativo, figlio di quella socializzazione repubblichina, tanto agognata in questo dopoguerra dagli esuli in patria e definendolo: «fondamentale per creare quella complicità tra capitale e lavoro e che da sola può garantire alti livelli di crescita nei prossimi anni».
Personalmente questa spinta alla partecipazione agli utili delle imprese da parte dei lavoratori mi piace.Chi viene come me dall'Msi non può che accogliere favorevolmente questa ipotesi.D'altra parte lo stesso articolo 46 della Costituzione recita:"Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende." Dopo aver archiviato l'Msi e la sua vocazione corporativa, non adatte al mercato "globalizzato",la socializzazione prese altre vie.La partecipazione dei lavoratori, come prospettiva politica, torna in auge nel documento programmatico di Alleanza Nazionale. Proposta, da Gianni Alemanno, in quel di Fiuggi, primo congresso del partito. Il modello di riferimento è la Mitbestimmung (codecisione) applicata, in Germania, in imprese con più di 2000 lavoratori.
La socializzazione ha il valore di sposare i pregi di ogni sistema economico, finora proposto, epurandone le deficienze. Dosando libertà e solidarietà in par misura. La novità piena dell’ economia partecipativa è il ruolo che il soggetto produttivo assume. L’uomo non è più parte di un automatismo, un ingranaggio fra tanti, ma diviene cardine, centro, fautore del proprio destino. Ritrova se stesso nel compito che svolge, prendendo parte alle decisioni sul proprio futuro, armonizzando il proprio presente. Il lavoro cessa di essere un fine, nella peggiore delle prospettive economiciste, in direzione di divenire un mezzo per trovare se stessi, completare la propria libertà all’interno di un insieme armonioso. Laddove libertà e necessità collimino come due rette che si incontrano all’orizzonte. Dove, non più le attinenze fra gli elementi che lo compongo, ma il valore stesso degli elementi assume un ruolo primario.
La partecipazione è un metodo contingente dettato dalla necessità di saldare la frattura tra capitale e lavoro. Consumata dopo la fine del feudalesimo e accelerata dal tardo ottocento fin tutto l’ultimo secolo.
La partecipazione è dispositivo essenziale per poter passare, usando le categorie di Marcello Veneziani, dal degrado di una società liberale schiava di una pretesa libertà, troppo spesso confusa con libero mercato, alla nascita della democrazia comunitaria.
Ciò che fa della socializzazione qualcosa oltre il mero strumento economico, è la visione etica e solidale che l’accompagna. L’interesse principale per le ambizioni, i desideri e i bisogni dell’individuo, che partecipando attivamente e collegialmente, non è ne massa senza volto ne soggetto sganciato dalla realtà. Ma individuo determinato, evolianamente assoluto, inserito in un contesto di riferimento, mosaico della sua stessa identità personale, la comunità nazionale. In questo si rilancia il feroce antagonismo al liberalismo e al comunismo rei della stessa colpa. Privilegiare l’istanza economica a discapito di quella umana.
Per tali ragioni l'"uscita" di Giulio Tremonti al meeting di Comunione e Liberazione
è da considerar sicuramente in modo positivo.

Salvatore Valerio

(un grazie per gli spunti e considerazioni a Nicola Piras)

mercoledì 26 agosto 2009

Quando latitano i Valori,quando la famiglia e la scuola non incidono sulla educazione ed il comportamento civile di un giovane.













Una cultura della violenza che alberga sempre più tra le nuove generazioni; ragazzi con un proprio background fatto di vendetta e sete di farsi giustizia da sè. Ieri a Foggia, un'altra giovane vita, di appena 17 anni, è stata stroncata dall'azione sconsiderata di un suo coetaneo. Ieri è stato ucciso, senza un vero perchè, Angelo De Rosa, accoltellato a morte, dopo una colluttazione, da Roberto Scarpiello, 19enne, reo confesso.
Lo stesso in nottata si è presentato spontaneamente presso la caserma dei Carabinieri confessando di aver accoltellato un suo coetaneo. Ma non sapeva, ancora, di averlo ucciso. La notizia è arrivata qualche ora dopo, quando il cuore di Angelo ha smesso di battere durante l'ultimo tentativo disperato di rianimarlo.
E' deceduto mentre veniva trasportato alla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dopo essere stato sottoposto ad un primo intervento chirurgico nel nosocomio foggiano. Roberto lo ha colpito all'addome con un coltello a serramanico di tipo multiuso; lo ha raggiunto in una zona molto vascolarizzata che gli ha provocato una grave emorragia interna.
I due non si conoscevano affatto. I carabinieri non si sbilanciano sul movente di questo nuovo fatto di sangue che ha bagnato la movida foggiana: si limitano a parlare di futili motivi.
In piazzetta, invece, tutti ne parlano. Tutti raccontano di quel gioco adolescenziale: due gruppi di ragazzi si sarebbero lanciati addosso un colombo morto.
L'animale sarebbe finito in testa ad una ragazza, fuggita in preda al panico. Questo avrebbe scatenato la colluttazione tra i due ragazzi, partita inizialmente con qualche spinta, poi Scarpiello avrebbe estratto dalle tasche un coltello a serramanico di tipo multiuso ed avrebbe colpito il suo rivale. Sempre secondo indiscrezioni poi sarebbe fuggito in sella ad uno scooter guidato da un amico, dopo essersi liberato dell'arma del delitto. (da Teleradioerre)

sabato 22 agosto 2009

Simpaticissimo. Sugli avvistamenti Ufo .Letto su Foggia web.

Un comunicato dell'Aeronautica Militare ha spiegato gli avvistamenti UFO dei giorni scorsi sui cieli foggiani:
Trattavasi infatti di una formazione di 4 navicelle spaziali da ricognizione che tentavano atterraggio nei pressi del parcheggio Mongolfiera.
Secondo alcuni clienti del noto centro commerciale due di queste astronavi sono state avvicinate da ragazzi di colore che chiedevano moneta mentre le altre due non riuscivano nell'atterraggio per la presenza di buche e crateri nel suolo foggiano! Vista la difficoltà delle operazioni hanno deciso di riprendere quota e andare via.
Il motivo della loro visita qui a Foggia è al vaglio delle Autorità competenti ma si suppone un guasto al loro sistema di navigazione protonico-laser che li ha condotti per sbaglio da noi.
Massimo


Complimenti a Massimo per la sua ironia.

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