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In questi giorni la Rai trasmette in prima serata (20/09/2026) la storia di Giovannino Guareschi dal titolo :
("Non muoio neanche se mi ammazzano")
Considerazioni personali nel quotidiano incedere della vita. Contrastare lo stucchevole potere intimidatorio del politically correct che appiattisce tutto al livello più semplice e più basso e tenta di zittire ogni differenza. Contro la globalizzazione dei cervelli.
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("Non muoio neanche se mi ammazzano")
Sono stati scritti fiumi di parole sul cantautore di Poggio Bustone.
Ventotto anni fa, molti protagonisti della musica italiana onorarono il cantautore scomparso con ricordi e testimonianze.
Facciamo un passo indietro. Siamo negli anni '70 impazza la contestazione ed i cantautori impegnati come De Andrè , Guccini sono quelli che raccolgono consensi e simpatie.
Sull'altro versante c'è la cosiddetta musica leggera, non impegnata.
Sarebbe superficiale etichettare la musica del duo Battisti-Mogol come "leggera" solo perché fuori dall'impegno politico.
È bastato questo per fare calare sul personaggio un caratterizzazione reazionaria, di destra.
Uno dei protagonisti della musica italiana ,Enrico Ruggeri, ebbe a dire :
" Quando ero ragazzo , negli anni '70 così fecondi artisticamente, così truculenti politicamente, apprezzare e difendere Battisti era un atto pericolosissimo: Lucio, come David Bowie, Lou Reed ed altri rivoluzionari della musica, era considerato di destra.
Vendeva milioni di dischi, ma negli ambienti pseudo-kultural-sinistresi nominarlo o ascoltarlo era reazionario.
Ed eccoli oggi tutti sul carro dell'Estinto, stucchevoli e voltagabbana pronti ad appropriarsi di un Mito che non si meritano. Lasciate Battisti a quelli che sanno apprezzare la vera musica. Tutt'al più tenetevi gli Inti-Illimani"
Ad ogni buon conto il fatto che ancora oggi si cantino in diverse
versioni le sue canzoni, sta a significare che Lucio era avanti , musicalmente parlando. La simbiosi del duo Mogol Battisti e' stata oggetto di dibattiti e numerose trasmissioni televisive.
Un sodalizio che ha rivoluzionato la canzone d'autore con testi colmi di sensibilità introspettive, innovative e geniali.
"È stato il più grande. Meglio ascoltarlo che ricordarlo."
Lucio Dalla.
Salvatore Valerio
Non abbiamo ancora l'ufficialità , ma pare sia la scelta del Comune di Foggia quella di non istallare le luminarie per una festa ancora molto sentita dalla popolazione , una ricorrenza che rappresenta l'identità di un popolo. Culminerà con la processione del Sacro Tavolo il 14 agosto.
Dopo le polemiche per le spese con procedure "fuori controllo" per il concerto in piazza
di Raf, se ne aggiunge un'altra che lascia vari strati della cittadinanza alquanto contrariata.
Una festa Patronale priva di luminarie perde il caratteristico aspetto della magia di una festa.
Al momento non se ne conoscono le motivazioni.
Al netto di ogni polemica e luminarie, rimane sempre la venerazione del popolo foggiano verso la
Madonna dei Sette Veli.
Cambiano i tempi , spengono le luci, ma queste tradizioni continueranno ad esserci .
Per chi invece evidenzia solo l'aspetto più laico delle celebrazioni, rimane sempre
gustare il Galluccio a meno che non sia vegano, allora si è proprio sfortunati!
Buon Ferragosto !
Salvatore Valerio
di Salvatore Valerio.
Responsabile Dipartimento Cittadino
Cultura e Tradizioni
Fratelli d' Italia - Foggia
" A partire dal 21 agosto 2023 la Biblioteca resterà chiusa per lavori urgenti di manutenzione straordinaria per la messa in sicurezza degli impianti antincendio".
Questo avviso campeggia tuttora all'entrata della Biblioteca.
Sono passati tre anni da quella data e pare che la Magna Capitana riaprirà i battenti il prossimo 1 settembre per "non chiudere più", parola dell'assessore alla cultura della Regione Puglia Silvia Miglietta.
Dopo il silenzio della Regione durato 3 anni nel quale non furono date adeguate risposte, finalmente grazie a Comitati Civici ed Associazioni, peraltro vicini all'area politica che governa il territorio regionale, giunge la buona notizia.
Finalmente Riapre!
Si riapre un Polo culturale della città che può riprendere contatto con giovani, anziani, studenti in un contesto sociale in cui è facile perdere punti di riferimento e dove la cultura è da considerare, specialmente per i giovani, una medicina salvavita.
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Un po' di storia .
La prima biblioteca di Foggia la si fa risalire al 1833. Un primo nucleo di circa 2000 volumi,donati da privati cittadini.
Nel 1861 a causa dei libri provenienti dagli ordini religiosi soppressi, questo patrimonio cresce. La raccolta completa confluisce nella struttura provinciale.
Nel 1936 la provincia acquisisce la preziosa biblioteca privata da un insigne studioso, filologo,linguista : il cerignolano Nicola Zingarelli , passato alla storia per aver partecipato alla compilazione del famoso vocabolario , che porta il suo nome.
Il 25 febbraio 1937 nasce la Biblioteca Provinciale, ospitata nello storico palazzo Dogana.
Nel 1974 viene aperta la moderna struttura ( quella attuale) di viale Michelangelo.
Conserva centinaia di migliaia di volumi e manoscritti che ne sanciscono uno dei patrimoni librari più ingenti non solo della Puglia ma del sud , secondo solo alla Biblioteca Nazionale di Napoli . Negli archivi anche film con i relativi manifesti originali
( circa 25.000).
Nel 2016 passa sotto il controllo della Regione Puglia all'interno del Polo biblio-museale.
Ben tornata "Magna Capitana"!
La seconda guerra mondiale uccise tanti civili non meno dei militari.
Le peggiori stragi si ebbero in tempi ed in luoghi nei quali nessuno poteva registrarle e si prendeva cura di farlo.
Ne sappiamo qualcosa noi che conosciamo la storia della nostra città.
Foggia fu dilaniata nel '43 dalle incursioni aeree anglo-americane che iniziarono a maggio e continuarono sin dopo dell'Armistizio del 9 settembre dello stesso anno.
Con molta probabilità decina di migliaia furono le vittime tra i civili con una città che contò più del 70% degli edifici abbattuti.
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Cosa diversa la bomba atomica lanciata su Hiroshima del 6 agosto alla quale seguì quella su Nagasaki del 9 agosto 1945.
Furono attacchi nucleari attuati dagli Stati Uniti d'America contro il
Giappone.
Le due bombe sganciate causarono più di 210.000 morti e 150 mila
feriti a causa delle due esplosioni.
Nei mesi e negli anni successivi agli attacchi , decine di migliaia di persone morirono a causa delle radiazioni nucleari, la radioattività che causò malattie incurabili.
HIBAKUSHA è il termine giapponese per designare i sopravvissuti ai
bombardamenti.
Furono "Coloro che non si suicidarono nonostante avessero tutte le ragioni per farlo; che hanno salvato la dignità umana in mezzo alle più orrende condizioni mai sofferte dall'umanità."
Kenzaburo Oe ( premio Nobel giapponese della letteratura)
C'è un lessico "obbligatorio" che non risolve il quesito.
Bisogna dire che gli esecutori della strage furono
neofascisti .
Il Presidente Cossiga , non solo lui, era convinto che c'era una pista legata al terrorismo internazionale.
Chiese anche scusa al MSI, da capo dello stato, essendo stato male informato dai Servizi segreti , che prefiguravano la natura neofascista della strage.
Spadolini pensò ad una pista Libica. All'epoca c'era Gheddafi al comando della Libia.
Negli ultimi tempi si parlò anche di pista Palestinese.
A proposito della strage di Bologna ,,,"La storia è come una clava da dare in testa a tutta la destra degli ultimi trent'anni".
Cit: Giovanni Orsina (storico).
"Sentenze fondate sul nulla".
Tiziana Maiolo.
Continuare a nutrire dubbi non è peccato!
Restano però gli 85 morti e le centinaia di feriti.
A questi va il mio pensiero ed una preghiera.
Salvatore Valerio
Lo scorso anno si è provveduto alla riqualificazione urbana in piazza Sant'Eligio dove
si erge il Monumento a Filippo Corridoni.
Il tutto fu fatto a metà. Nel senso che oltre alla posa in opera di nuovi alberi e la bonifica della pavimentazione, mancavano le panchine un simbolo di socialità, non solo per le famiglie, ma principalmente per gli anziani che da sempre hanno occupato quel posto, rappresentando un riferimento per gli abitanti della zona, per trascorrere qualche ora in compagnia.
Sono state collocate da qualche giorno anche le panchine, dopo un anno dal restauro della piazza.
......
Un pò di storia.
Il Monumento venne inaugurato a Foggia il 25 aprile 1937.
Filippo Corridoni nasce a Pausala il 19.08.1887 (oggi Corridonia) in provincia di Macerata.
Morì in guerra il 23.10.1915.
Dopo 111 anni dalla sua eroica morte sul campo, il suo mito pare essere ancora vivo, fa ancora parlare di sè, in special modo in storici e studiosi che tenterebbero di "collocare" la sua affascinante figura.
Appartenente al sindacalismo rivoluzionario di G. Sorel , poi divenuto sindacalismo nazionale. Un movimento
ritenuto "Eretico".
Guardato con un certo interesse dal Fascismo ed anche da Giuseppe Di Vittorio.
Il sindacalismo rivoluzionario possiede un principio fondamentale: indipendenza dei partiti politici ed allo Stato.
Nasce in seno al partito socialista; nel 1907 si distacca dal socialismo, si diffonde nelle campagne emiliane e nelle campagne pugliesi con Giuseppe Di Vittorio.
Con lo scoppio della guerra in Europa nel 1914, vede la maggioranza dei sindacalisti aderire all'interventismo
"rivoluzionario" capeggiata da De Ambris e Corridoni. Nel dopoguerra il movimento oscilla tra una posizione
decisamente antifascista ed una adesione al vincente Fascismo, all'interno del quale rappresenterà l'ala
più attenta alle istanze sociali.
Alla luce di tutto questo la Biografia di Corridoni potrebbe rappresentare un terreno di incontro per una parte di
storia italiana finalmente condivisa.
Questa condivisione deve avere un presupposto importante, che probabilmente risulta ancora difficile: nessuna celebrazione da parte dei vincitori, e nessuna tentazione revisionistica da parte dei vinti.
Faccio mie alcune riflessioni di Mario Bozzi Sentieri:
"La questione dei rapporti fra fascismo e sindacalismo nazionale è molto più complessa e non può essere inquadrata su un piano di mera "strumentalità ", quanto piuttosto inquadrata nei complessi percorsi della nostra storia nazionale, ivi compresi gli episodi di censura postuma nei confronti di Corridoni, con la cancellazione, in molte città, del suo nome dalla toponomastica , per iniziativa dei Comitati di Liberazione Nazionale Locali.
Malgrado ciò, libri come " Filippo Corridoni. La vita e le idee dell'arcangelo sindacalista" ne mantengono viva la memoria e ne rinverdiscono il pensiero e l'esempio, segno che in tempi -come l'attuale - di bassa tensione ideale e di sfide epocali, determinate dai nuovi scenari della globalizzazione ,dominati da un mercato informe, apolide e meccanizzato, di figure emblematiche alla " Corridoni" c'è un gran bisogno"
Salvatore Valerio